Uomo e Sacerdote

Padre Nazareno Gulino

Uomo e Sacerdote

 

 Testimonianze

a cura della Comunità Parrocchiale 
S. Padre delle Perriere 
11 Febbraio 2006
IV anniversario della sua morte

 27 novembre 2009
Pubblicazione su Web:
autorizzata dal Rettore del Santuario
don Carmelo Caccamo

realizzata dal Webmaster
Francesco Giacalone




PREFAZIONE


Invitato a presiedere l’Eucaristia nella ricorrenza del 1° anniversario della morte P. Gulino, dopo appena pochi giorni dall’inizio del mio ministero pastorale in Diocesi, ricordo ancora la grande commozione provata in fondo al cuore e scaturita dalla ricca e partecipata testimonianza di tanti fratelli e sorelle su P. Nazareno, autentico “fiore di spiritualità e zelo sacerdotale” che per trent’anni, con dedizione ed abnegazione, ha servito la Chiesa di Mazara del Vallo, in particolare la comunità parrocchiale di Santo Padre delle Perriere e i numerosi pellegrini che frequentano il Santuario, da lui fortemente voluto, costruito ed accudito. Furono in tanti a parlarmi e raccontarmi un gran bene di lui: familiari, sacerdoti, operatori pastorali, fedeli di ogni età e condizioni, ragazzi e giovani. Nella memoria e nel ricordo di tutti emozione e commozione, gratitudine e rimpianto. 
Le pagine di questo libro raccolgono alcune di queste testimonianze, dei brevi cenni biografici, ma soprattutto il ricordo grato e riconoscente, l’affetto, l’amicizia e la stima verso il fratello e l’amico sacerdote. I diversi interventi evidenziano aspetti caratterizzanti la ricca personalità di P. Gulino, grande figura di uomo e di sacerdote stimato, amato, additato quale esempio e modello di vita. Hanno lasciato un segno nel cuore dei fedeli la sua semplicità e mitezza, il suo coraggio e la sua generosità, lo spirito di sacrificio e il senso del dovere, la sua grande carità pastorale, la disponibilità ad accogliere i bisogni dei fratelli e delle sorelle, il suo ottimismo e la sua giovialità: “prete del sorriso”, “persona sorridente”. Vero innamorato di Cristo, “sacerdote sempre e per sempre”, “sacerdote a tempo pieno” P. Nazareno ha vissuto il suo sacerdozio nel silenzio e nella sofferenza. La sua fede robusta, la viva speranza e la carità sincera e concreta, erano alimentate dall’intenso dialogo con Dio nella preghiera che dava senso e sostegno a tutto il suo essere al suo operare. Mentre ringrazio il Buon Dio, con tutta la Chiesa di Mazara del Vallo, per il dono del ministero sacerdotale di P. Nazareno, formulo l’augurio, per quanti lo hanno conosciuto o lo conosceranno attraverso queste pagine affinché la memoria di P. Nazareno Gulino possa stimolare tutti a vivere con gioia l’amore di Dio e dei fratelli secondo la personale e specifica vocazione e nel compimento del proprio dovere quotidiano.


Calogero
la Piana
Vescovo



INTRODUZIONE


E’con grande gioia che consegno, a nome di don Vincenzo, di don Gianluca e di tutta la comunità parrocchiale, ai familiari, ai confratelli, agli amici e conoscenti di Padre Nazareno questa piccola raccolta di testimonianze riguardanti la sua vita. Ho condiviso fin dall’inizio del mio ministero in questa parrocchia, l’idea, già maturata nella maggior parte dei parrocchiani, della pubblicazione di un’opera che raccogliesse tutti gli elementi (scritti, ricordi, corrispondenza, testimonianze, costruzioni di opere e soprattutto scelte pastorali della sua vita) che potessero mettere in luce la figura di don Nazareno come uomo, come sacerdote, come pastore e padre. Ben presto, insieme ai collaboratori, mi sono reso conto che i materiali da collazionare e assemblare risultavano abbondanti e la presentazione della figura poliedrica di don Nazareno richiedeva tempo, attenzione e competenza. Il presente lavoro non e un ripiego, ne ha la pretesa di sostituire quel primo progetto, ma vuole essere un dono, piccolo ma significativo, carico di affetto, amicizia, stima e gratitudine verso un confratello che, attraverso il suo lungo servizio, è passato in qualche modo nella vita dei parrocchiani, dei ragazzi, dei giovani ma soprattutto delle famiglie, degli anziani e degli ammalati, lasciando in tutti un’impronta profonda che sa di fede in Dio, di bene, di serenità e di speranza.

I numerosi pellegrini, che arrivano al Santuario del Santo Padre, provenienti da comuni vicini e lontani e anche dall’estero, conservano di Lui un vivo e commosso ricordo. Visitando i tanti anziani e ammalati del territorio parrocchiale, trovo spesso nelle loro case la foto di Padre Nazareno esposta, a volte con un lumino accanto e quasi sempre tra quelle degli affetti più cari. E non è raro il caso che qualcuno, passando davanti alla sua immagine, esprima. con un gesto o una frase, un senso di riconoscenza e di venerazione. Per limiti di Spazio nel presente opuscolo ho dovuto adottare questo criterio: dare voce al nostro vescovo Mons. Calogero La Piana, al vescovo emerito Mons. Emanuele Catarinicchia, ai familiari di Padre Nazareno, alla sua famiglia religiosa passionista, a cui Egli nella sua vita fu sempre unito, ai confratelli e ai gruppi parrocchiali. Mi perdonino quanti, in modo personale, avrebbero voluto e potuto dire tanto altro. Mi dispiace che la consegna del presente opuscolo non coincida con la traslazione della salma di Padre Nazareno nella nostra Chiesa parrocchiale, una tale coincidenza sarebbe risultata davvero felice. Tanto si è fatto a proposito e tutti desideriamo non attendere ancora a lungo questo evento, ma, dopo quattro anni dalla sua morte mi è sembrato giusto offrirgli questo omaggio e ringraziarlo per le tante iniziative da lui avviate e per la ricchezza spirituale che abbiamo ereditato.

Ringrazio quanti prontamente, con generosità ed entusiasmo, hanno collaborato nel redigere il presente lavoro.

Don, Salvatore Cipri




CENNI BIOGRAFICI


Padre Nazareno nasce a Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento, l’11 Novembre del 1935, da Giuseppe e Calogera Gulino. La famiglia Gulino, sorretta da profonde e antiche tradizioni cristiane, lo battezza un mese dopo, il 12 Dicembre del 1935, nella Madrice di Palma, dandogli quel nome che ebbe valore di una profezia. Toccato dalla grazia divina sin dalla più tenera età, Nazareno cresce in un contesto familiare ricco di amore e religiosità.

Fin dalla prima infanzia è un bambino silenzioso ma con una intelligenza vivace e creativa. Spesso sfugge i giochi dei compagni e appartandosi si costruisce un altarino davanti al quale si inginocchia e prega. Va dal mastro falegname per farsi regalare dei pezzetti di legno che lavora con impegno realizzando crocette o soggetti sacri, poiché gioca a fare il sacerdote pregando sul serio.

La costituzione fisica un po’ gracile e delicata non turbò mai la gioia di Nazareno. Non perdeva mai una Messa domenicale, quando poteva partecipava anche a quella giornaliera pomeridiana, alla recita del Santo Rosario e alla celebrazione dei Vespri. Uno dei giorni più belli della sua vita fu il 31 Gennaio del 1948, quando ricevette per la prima volta quel Cristo che già amava tanto e che tanto aveva pregato e adorato davanti al Tabernacolo della sua Parrocchia. Ha solo cinque anni quando dichiara alla sua famiglia e a tutte le persone che incontra che intende farsi prete.

Frequenta con grande diligenza le Scuole Elementari nel 1° Circolo Didattico di Palma e i primi due anni della Scuola Media Canigiula. Nazareno ha una volontà tenace e determinata, sa organizzare il suo tempo, dedica allo studio gran parte della giornata e parte della notte alla preghiera, non trascurando, così, i suoi doveri.

Il suo desiderio più grande è quello di diventare passionista. Nell’Ottobre del 1948 entra nell’alunnato dei Padri Passionisti di Borgetto (PA) e continua gli studi delle Medie e del Ginnasio.

Nel 1952 accede alla Sacra Vestizione ad Alessandria della Rocca (AG) e nel 1953 conclude l’anno di Noviziato con la Professione religiosa. Nel I 954, nella Cattedrale di Oria (BR), riceve la Sacra Tonsura.
Tra il 1955 e il 1958, nello studentato dei Padri Passionisti di Catania, frequenta con successo, il biennio del Liceo Letterario e il biennio del Liceo Filosofico. Infine, dal 1958 al 1964, si dedica agli Studi Teologici.

Intanto un dolore affligge il suo cuore. Il suo fisico gracile poco si presta a condividere quella vita spartana, che tanto ama, dei Padri Passionisti.


 


La mamma Calogera e il giovane Nazareno allo studentato dei Padri Passionisti


Ma
la Provvidenza ha altri progetti su di lui e infatti, giovanissimo viene inserito nella Diocesi di Locri (RC).

Nel 1960, nella Cappella della residenza estiva del Vèscovo di Catania, riceve l’Ostariato e il Lettorato. Nel 1961, nella stessa Cappella, riceve l’Esorcistato e l’Accolitato.

Qualche anno dopo, il 19 Marzo del 1964, nella Cappella dell’Episcopio di Locri (RC) riceve il Suddiaconato. Da lì a qualche mese nella Chiesa dei Padri Gesuiti di Messina riceve il Diaconato. Infine, nella Cattedrale di Locri il 22 Agosto del 1964 corona il suo sogno riceve il Presbiterato dal Vescovo Mons. Michele Alberto Arduino. Il giorno dopo, il 23 Agosto del 1964, celebra la sua prima Messa nella Chiesa Madre di Locri.




Nel giorno dell'Ordinazione con la sorella Agatina che visse per lui fino alla morte

Nel Settembre del 1964 viene nominato Vicario Cooperatore nella Chiesa di Maria SS. Di Portosalvo in Siderno (RC), Diocesi di Locri e vi rimane fino al Settembre del 1967. Dall’Ottobre 1967 al Settembre 1970 fa parroco nella Chiesa di San Nicola di Bari Ciminà (RC). Furono anni intensi, vissuti con spirito di sacrificio e tanto entusiasmo. Ma lo Spirito soffia dove vuole e, come fece con Gesù, lo spinge nel deserto. 
Dal 1° Ottobre del 1970 diviene il 3° Parroco della Chiesa S. Francesco di Paola in C/da Santo Padre delle Perriere di Marsala (TP), Diocesi di Mazara del Vallo. P. Nazareno arriva a Marsala in Agosto con i Suoi genitori.
In quella tarda e assolata mattinata di mezza estate lo scenario che si apre dinanzi ai suoi occhi è a dir poco deprimente: Chiesa diroccata, canonica sbrindellata, la Grotta del Santo Padre incenerita, a causa di un incendio avvenuto nel mese di Luglio dello stesso anno. Un dolore acuto gli stringe il cuore. Si sente smarrito e si mette in ginocchio davanti al Tabernacolo per rafforzare la sua fede e non cedere alla tentazione, forte, di scappare via. Ma la Provvidenza, che mai abbandona i suoi figli, gli corre incontro.
Un gruppo di parrocchiani volenterosi lo avvicina, gli offre il proprio aiuto, gli trova una modestissima casa in affitto dove poter abitare insieme ai genitori.





All'inizio del ministero pastorale in S. Padre delle Perriere con i primi collaboratori.
Nel cerchio accanto a Padre Nazareno il papà Giuseppe.


Comincia, così, nei disagi più grandi ad esercitare il suo apostolato nella contrada. La situazione non è incoraggiante ne serena, poca accoglienza, molta diffidenza. Dopo qualche mese conferma quel primo gruppo di collaboratori e istituisce il 1° comitato Parrocchiale, ma non basta, non c’è partecipazione, questo fa soffrire, terribilmente, padre Nazareno. La voglia ardente di servire Cristo tortura il suo cuore nelle lunghe e fredde notti insonni. Ma non si arrende, la sua forza è la preghiera e la pazienza.
Una mattina una coppia di anziani sposi lo va a trovare e si offre come factotum. Padre Nazareno li accoglie col suo sorriso più grande, quello che proviene dalla grazia di Dio. I due coniugi lo aiutano nel servire la Messa, nella manutenzione di quelle quattro mura screpolate e polverose e lo accompagnano a conoscere le sue pecorelle.
Egli visita tutte le famiglie della contrada, benedice loro e le loro case. In quelle dove la sofferenza impera si sofferma di più portando la Parola e il Pane della Vita. Celebra quotidianamente l’Eucaristia, anche se quasi sempre partecipano solo tre-quattro persone compresi i sacrestani. Nel Mistero Eucaristico trova l’energia spirituale necessaria per affrontare i tanti compiti pastorali che lo attendono e, soprattutto, pensa a vincere l’angoscia, la tensione giornaliera, i dubbi. Con infinita pazienza, con la preghiera e il silenzio, padre Nazareno comincia a lavorare sulla lenta e profonda rinascita della contrada:
 - raccolta delle pecorelle disperse;
 - ricostruzione della Chiesa Parrocchiale;
 - restauro della grotta del Santo Padre.
Il primo compito è quello più difficile e delicato. Con mille sacrifici e stenti, supportato dai suoi genitori e in particolar modo dalla sorella Agatina, si rimbocca le maniche e comincia la ricostruzione. Nel 1971 fa restaurare la Grotta e la statua del Santo, vi porta l’energia elettrica e l’arricchisce di un altare in tufo rivolto al popolo.
Sempre nel 1971 padre Nazareno comincia a pubblicare, annualmente fino al 1986, un Bollettino «Santuario Santo Padre delle Perriere» e lo spedisce gratuitamente a tutti i pellegrini del mondo, devoti del Santo, che lasciavano il loro indirizzo.
Nel 1974, anno della prima Missione Parrocchiale in Santo Padre delle Perriere svolta dai Padri Passionisti, si rende conto che occorre dare ai fedeli la possibilità di partecipare al sacrificio Eucaristico nelle domeniche e nelle feste di precetto. Cosa che subito venne attuata. Nel 1975 con l’aiuto di finanziamenti pubblici e privati comincia i restauri della Chiesa Parrocchiale che viene ristrutturata ex novo. A questa vengono annessi uffici, una canonica e un appartamento destinato ad ospitare una Comunità di suore.
Nella carità pastorale padre Nazareno fonda tutta la sua vita e il suo ministero. Alla fine degli anni settanta accoglie, come fa un figlio col padre, quando già abita nella modesta canonica parrocchiale, il carissimo Passionista padre Gregorio Navarra, anziano e ammalato.

Tutto ciò avviene con immensa gioia dell’affettuosa sorella Agatina che nel frattempo era venuta a vivere a Santo Padre per prendersi cura dell’amatissimo fratello, poiché i genitori erano venuti a mancare. Nel frattempo, con la donazione di nuovi spazi vicini alla Grotta, padre Nazareno sogna un vero e proprio Santuario e, nel 1981, Comincia a realizzare una nuova entrata e un Salone adiacente.
In questo periodo l’attività pastorale di padre Nazareno diviene vulcanica. Celebra tre Messe domenicali, è un grande lavoratore, un uomo di fede incrollabile, impareggiabile nell’accoglienza, tiene sinceramente conto delle opinioni, dei suggerimenti e delle esigenze di ciascuno. Per la maggior gloria di Dio, le opere divengono innumerevoli. I fedeli affluiscono a migliaia.
Una sera del 1982 l’amara scoperta. Comincia, così, il lungo calvario della sua malattia, che a tratti lo assale minacciosa per poi mitigarsi. Assistito costantemente dalla sorella Agatina, padre Nazareno non si sottrae mai ai suoi doveri pastorali, se non durante i pochi e strazianti mesi che la dura terapia gli ruba.
Per celebrare il Sacramento della Confessione ha sempre tempo. Non dice mai di no. Chiunque bussa alla sua porta, a qualsiasi ora del giorno e della flotte, è accolto. Anche con la febbre alta scende nel confessionale. Se qualcuno lo richiamava rispondeva serio:
«Non sia mai che un’anima si perda per colpa mia. Prima sono un sacerdote e poi un uomo!».

Non interrompe mai tutte le opere che di continuo programma e riesce a portare a termine con enormi sacrifici suoi e della sorella Agatina. Le continue ricadute non riescono a fermalo. Non si risparmia. Non chiede sconti alla sofferenza. Uno spazio particolare trova nel cuore di padre Nazareno la Carità.

La pastorale della sofferenza e il grave problema degli immigrati musulmani, presenti a centinaia sul territorio della contrada, quasi sempre senza fissa dimora, senza lavoro, senza assistenza sanitaria e senza un centesimo in tasca lo interpellano. Il suo cuore non può rimanere indifferente e crea strutture di accoglienza.

Chiede e ottiene di ospitare nella Parrocchia, con l’aiuto della Provvidenza divina, una Comunità di suore dell’Istituto di S. Giuseppe di Chambèry che abbiano il compito di affiancarlo e aiutarlo nei tantissimi compiti pastorali, per lo sviluppo spirituale della Parrocchia e del Santuario.
Il 20 Settembre del 1983 arrivano a S. Padre tre suore: sr. Lorenza, sr. Chiara, sr. Maria Vita, per farsi dono in un servizio continuativo in favore della Comunità parrocchiale fratelli tunisini.

Le condizioni della chiesa e dei locali parrocchiali da ristrutturare e il risultato di un suo impegno.


Immagine del Santo Padre venerata alla grotta-santuario.


Padre Nazareno uomo e sacerdote di grande slancio spirituale, ottimista ed entusiasta della vita, con l’aiuto prezioso delle tre suore riesce, a poco a poco, a dare corpo a tutti i suoi progetti pastorali.Valorizza i fedeli laici nella varietà dei carismi e dei ministeri. Ribadisce, continuamente, nelle sue straordinarie omelie, con impareggiabile carità che i laici hanno un ruolo insostituibile nelle missione evangelizzatrice della Chiesa.
In pochi anni il sogno di padre Nazareno si concretizza: si vede circondato da consacrate e laici, giovani e adulti, insieme in cammino per una nuova evangelizzazione, verso un futuro di pienezza nella speranza cristiana.
Fioriscono i primi gruppi: Gruppo dei Catechisti, Gruppo Liturgico, (Consiglio Pastorale parrocchiale, Confraternita degli Amici di S. Francesco, Caritas parrocchiale, Ministri Straordinari dell’Eucaristia, Gruppo Giovani, Oratorio, Gruppo Scout, Associazione ANSPI, Centri di Ascolto.
Padre Nazareno, amante del nuovo, è sempre vicino a nuove e diverse iniziative nelle quali sente il soffio dello Spirito Santo.
Nel Luglio del 1988 fa erigere, con l’aiuto di un apposito Comitato, un Monumento in bronzo a San Francesco di Paola in atteggiamento estatico e orante.
 

In processione con l’associazione “Amici di San Francesco di Paola” e i parrocchiani. 

Tale monumento, collocato all’esterno della Grotta impregna fitto l’ambiente di una forte spiritualità. In seguito, lottando sempre con la sua malattia e con altre difficoltà, sia burocratiche che finanziarie, riesce a realizzare il suo capolavoro!
In una solenne celebrazione, il 26 Luglio del 1993,
la Grotta del Santo Padre viene proclamata, da S.E. Rev. Mons. Emanuele Catarinicchia, Vescovo di Mazara dei Vallo, Santuario Diocesano.
La gioia di padre Nazareno è indescrivibile.
L’erezione del nuovo Santuario conferma la forza della sua fede, delle sue idee, il coraggio delle sue azioni; racconta il suo inesauribile amore per Cristo Crocifisso.
Ma
la Grotta del santo Padre è piccolissima e i momenti celebrativi più importanti sono svolti all’esterno e non sempre serenamente a causa del tempo. Così, dopo altre battaglie burocratiche, vinte con la collaborazione del Consiglio parrocchiale, con l’aiuto di finanziamenti e con estremi sacrifici suoi e della sorella Agatina, realizza una grande Chiesa, interamente scavata nei tufi e pienamente funzionale.
Intanto padre Nazareno sogna una casa di accoglienza a servizio di tutti coloro che volessero ritirarsi per rinfrancare lo spirito e per scopi formativi e umanitari. 


La carità pastorale di padre Nazareno è senza eguali. Come Gesù sulla Croce, non tenta di salvare se stesso ma l’anima di chi gli chiede aiuto. Quella cupa e fredda mattinata dell’11 Febbraio 2002 sta malissimo, febbre altissima, non riesce a respirare, parla con un filo di voce, ogni fibra del suo martoriato corpo è dilaniata dal dolore.
Eppure, fino a un paio di ore prima di ritornare con gioia e serenità alla “Casa del Padre” accoglie e conforta un fratello tunisino nel Sacramento della Confessione.
Sacerdote alla maniera di Melchisedek. Durante i quattro giorni dell’esposizione delle sue spoglie mortali, nella parrocchia, fiumi di fedeli di tutta
la Diocesi e fuori Diocesi vengono a rendergli omaggio venerandolo come un santo.
Tutti lo conoscono, tutti serbano un ricordo affettuoso nel cuore. Tra i canti dell’Alleluia, le calde lacrime di chi lo ha veramente amato e il dolore straziante della sorella Agatina, durante i solenni funerali al Santuario presieduti da S.E. Mons. Vescovo E. Catarinicchia, migliaia di sussurri si elevano unanimi al cielo: E’ SANTO!




LA VOCE DEL VESCOVO EMERITO E DEI CONFRATELLI


“Inchiodato alla croce”


La vocazione sacerdotale ha un punto primo ed ultimo del suo verificarsi: la Croce!
Condizione necessaria per riscontrare l’autenticità della sua sorgente e della sua missione: rimettere in comunicazione Dio e l’uomo.
Nazareno non ha mai smentito la sorgente della sua vocazione. Ha iniziato il suo cammino tra i Padri della Passione nella spiritualità di S. Paolo della Croce.
Circostanze misteriose l’hanno chiamato al Presbiterato diocesano, ma è rimasto “prete della Passione”. L’ho conosciuto sempre “ammalato” eppure sempre parroco missionario, custode del Santuario S. Padre delle Perriere, a servizio di un ideale che traduce Cristo e il Vangelo: Charitas! 
Quando si ha il cuore aperto, la casa è sempre aperta. . . la casa del prete! Il sacerdote ha il cuore di Cristo!
La centralità dell’Eucaristia determina la carità del Sacerdote! Non c’è Messa senza carità: tutto a tutti... lo stile della vita!
“Il mio cuore si è dilatato. . .vi entrate tutti e resta spazio!”
La Croce è la realtà della carità!
Il nostro Nazareno è vissuto alla scuola di due maestri: S. Paolo della Croce e S. Francesco di Paola.
La S. Messa e le opere della Carità: Cristo e i fratelli, la santità semplice del quotidiano. Ci sono coloro che non hanno niente e danno tutto!
Non curano se stessi perché sono persuasi della necessità degli altri.
"c’è chi vive per morire e c’è chi muore per vivere.. . !" 
Ci sono coloro che sono assillati dal quotidiano e ci sono coloro che vivono del quotidiano, sempre allo stesso modo, sempre con lo stesso amore!
Quando tante cose sono lo stesso e unico Amore!
C’è il segreto delle equivalenze: Messa è Carità, è apostolato, è preghiera, è sofferenza, è silenzio, è croce, è umiltà. . . sono sempre: sacerdozio e santità.
Quando il tempo è sempre lo stesso, quando il compito non cambia, quando tutto è dono e amore...
Sacerdote sempre e per sempre! Non si può cambiare!
Nazareno è sacerdote, resta sempre sacerdote, è riconosciuto sempre sacerdote, non muore perché sacerdote vive nel cuore dei fedeli perché sacerdoti, la sua indimenticabile presenza testimonia il suo sacerdozio.

           Emanuele Catarinicchia
Vescovo Emerito di Mazara del Vallo


La condivisione delle orme...


Ho conosciuto Padre Nazareno sin dalla mia infanzia, sin da quando balbettavo la mia fede nella comunione dei santi facendo devotamente, insieme alla mia famiglia o ai compagni di scuola, il pellegrinaggio al Santuario più visitato e più amato dagli abitanti di questa parte del territorio marsalese: il Santuario di S. Francesco di Paola.
La vita di Padre Nazareno è legata necessariamente alla vita del Santuario: esso è cresciuto con lui, sotto il suo sguardo di padre e pastore che guarda al bene spirituale del gregge affidatogli; e il Santuario è un mezzo attraverso cui poter coltivare l’annuncio dell’evangelo e il ministero della riconciliazione. Ho vivo il ricordo del suo amore all’annuncio, che traspariva nel suo impegno a formarsi in modo permanente, soprattutto su tematiche pastorali-liturgiche, nonché su evangelizzazione e morale. Ma la sapienza di Dio in lui era eloquente, non per sottili e costringenti ragionamenti, non per dotte citazioni, ma per il suo zelo e la stia dedizione al Regno, ovvero al bene spirituale e integrale delle persone e dei fratelli che incontrava. In realtà si coglieva che egli non viveva per se. Padre Nazareno visse la sua vita in Cristo e con lui, centro dei suoi affetti, fece propri i suoi sentimenti più intimi e li visse, spendendosi con grande sacrificio e sofferenza, fisica e morale, per l’edificazione del Regno.
La fatica del ministero, gli impegni materiali, le sue malattie, le solitudini, i contrasti: 
tutto visse in un atteggiamento di pace vera e abbandono fiducioso in Dio della cui provvidenza si fidava ciecamente. Eroismo? No, Padre Nazareno era mite e umile, era paziente e “debole” nell’amore, arrendevole, pacifico, desiderava soffrire per la pace piuttosto che difendere le proprie ragioni.
Mi avvicinai particolarmente a Padre Nazareno negli anni della formazione al sacerdozio, quando, soprattutto d’estate, amavo venire al Santuario per l’adorazione personale e la celebrazione eucaristica presieduta da lui, con compostezza e viva fede.
Divenne così un punto di riferimento per il mio cammino vocazionale al presbiterato. Lo trovavo spesso in compagnia della liturgia delle ore o immerso nella lettura, nel suo ufficio parrocchiale, e sperimentai la sua piena disponibilità e la sua calda accoglienza in qualsiasi momento, anche quando stava poco bene a causa dei suoi mali.
Dal contatto con la sua persona, sempre mi venne nell’animo tanto coraggio. Amava soffrire in silenzio e offrire tutto come vero figlio di S. Paolo della croce. Mai si lamentò, mai fece la vittima, mai cercò consolatori, mai lo vidi schiacciato e senza speranza. Ferito, battuto, colpito ma felice di consegnare la propria vita al suo buon Maestro.
La stima e l’ammirazione per una persona, sono convinto, non vanno sbandierate, né strumentalizzate, vanno vissute attraverso la condivisione delle sue orme lasciate nella storia.


don Gianluca Romano  




Un umile e prudente cercatore della verità...


Da quando ho iniziato il mio servizio nella zona pastorale “Santo Padre delle Perriere”, non mi è mancata occasione per condividere con tutti i parrocchiani il ricordo di Padre Nazareno. È una memoria venerata e custodita che indica da sola la statura dell’uomo presbitero Nazareno.
La memoria benevolente da parte di coloro che sopravvivono non è qualcosa che si può comprare con gesti e parole strategiche, ma è gratuitamente e spontaneamente attribuita a chi ha intessuto durante la vita relazioni di stima e d’affetto. La memoria è come la fiducia: non si chiede ma si riceve.

Anche io desidero fissare su questo libretto di memorie un mio ricordo personale di Padre Nazareno. Io ero un giovane presbitero, di poca esperienza, appena licenziato in teologia Morale e con gran sorpresa ricevetti la visita di Padre Nazareno, maturo nella Fede e nel presbiterato. Mi chiese se poteva espormi un caso di coscienza e ricevere un consiglio da poter poi riferire ad alcuni parrocchiani.
Da quel momento più volte mi ritrovai con Padre Nazareno seduto nello studio in Seminario a discutere di qualche caso che lo riguardava, in quanto persona ed in quanto pastore.
Quanto detto può sembrare banale e comune, tuttavia devo riconoscere che non è così consueto tra gli uomini chiedere, perché presuppone un riconoscimento del proprio limite. E nelle piccole cose che risplendono le grandi virtù di un uomo.
In questo caso l’umiltà di chi non si sente mai arrivato alla verità, ma faticosamente la ricerca insieme con i propri fratelli.
L’umiltà è generatrice di verità, perché questa ultima non appartiene ad un gruppo di eletti ma si manifesta e si nasconde, lasciandosi non trovare ma intravedere solo da chi la cerca insieme con gli altri. La verità è una sinfonia.
L’umiltà è prudente perché coglie l’essenza della verità nella storia, la percepisce assoluta e provvisoria, pronta ad aprirsi e donarsi nella sua luce ed al contempo a rinchiudersi e rifuggire nella non verità. Il prudente sa di conoscere solo una dimensione della verità colta o compresa fin lì, il prudente non è mai un dittatore della coscienza ma desidera approfondire nella reciprocità gli altri punti di vista, altre sfaccettature della VERITA’, soprattutto per servire autenticamente la dignità e la libertà delle persone.
Desidero ricordare Padre Nazareno in questo modo: umile e prudente cercatore della verità.

don Vincenzo Greco


Un’anima di Dio...


Quello che mi resta di lui è il suo sorriso, per poter sorridere così vuoi dire che nell’anima ci deve essere una serenità e una pace con tutto.
L’ho conosciuto, e l’impressione mia è quella di un vero sacerdote, di un parroco fedelissimo alla residenza, al posto, alla parrocchia; amava di cuore i bisognosi e i poveri.
Era al servizio totale della parrocchia e delle anime. Tante volte era preoccupato di non poter aiutare tutti quelli che andavano da lui. Il suo sorriso veniva dalla pace, dalla grazia e dal colloquio con Dio.

Lo ricordo con questo sorriso: è un’anima di Dio.

P. Mariano Mezzapelle


In Comunione gioiosa  con il Santo Padre e i Confratelli del Presbiterio Diocesano.





LA VOCE DELLA FAMIGLIA E DEGLI AMICI
Lo Zio Nazareno….una assenza incolmabile.


Sono passati quattro anni dalla morte del caro zio Nazareno. La sua mancanza lascia ancora attoniti, increduli. Lo Zio era un prete eccellente in tutto: capace, paziente, instancabile, allegro, comprensivo, attivo, vero. So che dei morti si parla sempre bene ma lo Zio Nazareno era veramente eccezionale. Non dico questo solo per gli straordinari e profondi cambiamenti che è stato capace di fare nella sua chiesa di Santo Padre delle Perriere, o per la sua intensa attività pastorale. o per la capacità di immaginare grandi progetti che puntualmente portava a termine, o per la sua minuziosa capacità di prevedere ogni minimo dettaglio di ciò che andava a compiere, o per aver cambiato volto alla canonica, alla Grotta e a tutto il circondario o per tutta la sua attività instancabile, o per tutte queste cose insieme. Lo Zio Nazareno è stato straordinario per la sua tenacia e per la sua serenità nell’affrontare ogni tipo di difficoltà, per non aver perso mai il suo obiettivo principale, la sua Fede. Nella sua intensa attività pastorale non vi fu mai un momento di debolezza, di ripensamento, di indecisione. Non ci riuscirono i furti che pure si verificarono negli anni della sua permanenza a Santo Padre, non le difficoltà economiche e i sacrifici che dovette affrontare per raggiungere i suoi obiettivi


Con il nipote Vittorio nel giorno dei Giubileo Sacerdotale.
 

coinvolgendo anche la Zia Agatina che ha condiviso amorevolmente con Lui tutti i suoi progetti, non lo indebolì neanche la malattia che per anni lo torturò. Egli seppe risorgere più di una volta dalle sofferenze più profonde e trovare la forza per continuare a lavorare nelle opere intraprese.
Lo Zio Nazareno, com’era a lui naturale, anche in famiglia ci aveva abituato a superare le difficoltà con il sorriso, a ricambiare una cattiva azione con il perdono, con la pace. Oggi gli insegnamenti dello Zio Nazareno sono ancora più forti e più vivi dentro di noi e ne e monito la sua pesante assenza.
Mi risulta, per le numerose telefonate di chi ancora lo cerca nella voce della Zia Agatina, che manca a moltissimi tra coloro che lo hanno conosciuto ma il vuoto che ogni giorno si avverte tra noi parenti, zia Agatina in testa, che lo abbiamo stimato e amato profondamente come prete, come uomo, come fratello, come zio è e resterà profondo e incolmabile.

Vittorio


Un “raccomandato dalla Divina Provvidenza”.


Il 5 febbraio del 2002 fu l’ultima volta che ho avuto occasione di parlare con Padre Gulino: avevo telefonato a S. Padre per fare gli auguri alla sorella Agatina, mi rispose Padre Nazareno per dirmi che la sorella si trovava a Palermo. Nulla faceva presagire che dopo sei giorni ci avrebbe lasciato per sempre!
La sera dell’11 febbraio, apprendendo la notizia della sua morte, mi tornò alla memoria il lungo calvario della sua malattia iniziata sin dal lontano 1982, quando chiese il mio parere su alcuni linfonodi ascellari ingrossati.
Ci conoscevamo già da molti anni, sin da quando si era trasferito in Calabria e veniva saltuariamente a Palermo a trovare la sorella Agatina, inquilina di un appartamento in via Maqueda accanto a quello dei miei genitori sin dal 1964. Era un giovane allegro, sempre sorridente, pieno di vitalità e di iniziative, che metteva di buon umore con le sue battute argute e spiritose. In quel tempo i contatti erano molto discontinui e il ricordo era mantenuto vivo dalla sorella, che ne parlava spesso e che aveva, verso il fratello, un affetto più che materno.
Ma i rapporti cambiarono nettamente con il trasferimento di Padre Nazareno a S. Padre delle Perriere, anche perché nel 1979 la mia compagna, la dott.ssa  Nicla Frezza, si trasferì a Mazara del Vallo ed Agatina si stabilì definitivamente a S. Padre delle Perriere per accudire il fratello sacerdote.
La vicinanza della Chiesa di S. Padre ci spinsero ad andare il sabato sera ad ascoltare la S. Messa celebrata da Padre Nazareno. Era una Messa particolare: pochi fedeli, un’atmosfera veramente raccolta, Nicla ed io che leggevamo le letture, vi era nell’aria qual cosa di sacro e di religioso in una chiesa abbastanza spoglia e disadorna.
I rapporti con Padre Gulino si fecero sempre più stretti: accolti nella sua casa come parenti fummo tante volte invitati a pranzo, spesso in compagnia di simpaticissimi sacerdoti, tra cui ricordo il P. Gesuita Alberto Guastella, il Passionista Gregorio Navarra, il mazarese P. Sammartano e tanti altri che, specie nel mese di Maggio, dedicato al S. Padre delle Perriere, si alternavano nelle varie finzioni affollatissime di fedeli. In quel tempo Padre Gulino svolgeva un’intesa attività pastorale: terminato un progetto ne programmava subito un altro per la maggior gloria di Dio e per soddisfare le sempre più pressanti esigenze dei fedeli, ai quali instancabilmente prodigava tutte le sue energie, anche nei momenti difficili per la stia salute. Sembrava impossibile che dopo quanto era successo nel lontano 1982 quest’uomo potesse ancora lottare come se non dovesse mai morire ed io, scherzando, gli dicevo che era un raccomandato dalla Divina Provvidenza e che il Signore gli aveva concesso di superare la sua malattia per il bene dei suoi fedeli. Infatti, la prognosi dei medici francesi era stata quanto mai severa e nessuno avrebbe creduto ad una sopravvivenza così lunga; ma le cure energiche praticate in Francia, dove ebbi la gioia di mandano e raccomandarlo (o forse l’intervento divino?), fecero si che la prognosi fosse smentita, concedendo a Padre Nazareno di dedicarsi a quell’opera meritoria pastorale ed organizzativa che sicuramente è destinata a rimanere nei secoli, come più volte gli ripetevo. Costantemente assistito dalla sorella Agatina, affettuosamente rimproverato per gli sforzi ai quali si sobbarcava nonostante le sue precarie condizioni di salute, trovava ogni giorno la forza per continuare nelle opere che riteneva più importanti della sua stessa persona, senza risparmiarsi mai, nemmeno quando la malattia ricomparve minacciosa, ma che venne nuovamente sconfitta. Ascoltare le prediche di Padre Nazareno era un piacere indescrivibile per la semplicità delle sue espressioni, intelligibili a tutti, ma piene di significato profondo, che toccavano il cuore dei fedeli ed infondevano in essi fiducia e speranza. E non volle mai sottrarsi alle sue considerazioni sul Vangelo, nemmeno quando, con grande sofferenza di chi gli voleva bene, era costretto ad interrompere la sua esposizione con frequenti colpi di tosse, conseguenze della terapia radiante che gli aveva compromesso l’apparato respiratorio, che fu alla fine quello che lo portò alla morte. Non posso tacere le sue squisite lettere che ci mandava in occasione delle festività natalizie e pasquali, piene di espressione e di sincera amicizia, in cui invocava all’Altissimo per noi, tutte le benedizioni e ci rassicurava sulla sua costante preghiera a nostro riguardo. Ed è con vero rammarico che con un velo di grande tristezza che ricordo l’ultima visita che ci fece a Palermo, interrotta dalla richiesta di un vicino di spostare la macchina che inavvertitamente aveva messo in un divieto di sosta handicappati. Pur con grande dispiacere volle interrompere subito la visita, mortificato per l’involontario errore e,  rammaricandosi di doverci lasciare, senti più forte il desiderio di spostare la macchina e ripartire. Fu l’ultima volta che l’abbiamo visto. Non è facile comprendere i segni della Divina Provvidenza e noi mortali non sapremo mai spiegarci perché uomini di fede, venuti sulla terra per dare sollievo, per diffondere la parola di Dio, che tanto hanno fatto per i loro fratelli, debbano essere precocemente strappati all’affetto dei familiari, degli amici, dei fedeli, quando potrebbero ancora dare tanta gioia e tanto conforto.  La vita di Padre Gulino resterà per molti anni a venire come esempio edificante della chiesa cattolica, non mi meraviglio se un giorno fosse proposto tra i beati: nell’ascoltare durante il suo funerale il ricordo fatto dal vescovo di Mazara del Vallo, dal rappresentante dei parrocchiani, dal rappresentante dei Padri Passionisti, di cui in gioventù fece parte attiva e dai quali non si distaccò mai, c’era da restare entusiasti per la sua vita tutta dedicata alla divulgazione della fede, all’aiuto del prossimo, alla sua infaticabile opera di apostolato.
Egli ha lasciato un rimpianto sincero ed un vuoto incolmabile. La grande moltitudine di folla che seguì il feretro quella sera del 14 febbraio del 2002 era la più eloquente testimonianza di quanto fosse amato da tutti quelli che lo avevano conosciuto ed io ho sentito, come un dovere imprescindibile, di seguire la sua bara a piedi dalla Parrocchia al Santuario, accanto alla cara Agatina distrutta dal dolore. Ci mancherà molto Padre Nazareno, anche se siamo certi che ora gli sarà più facile pregare per tutte le persone care che gli vollero bene nella sua vita terrena.

prof. Vittorio Sommaria
 


Un padre,un fratello, un amico… per tutti.



LA VOCE DEI RELIGIOSI E DELLE RELIGIOSE
Fiore sacerdotale. . . trapiantato.


Il sacerdote Nazareno Gulino, quale fiore di spiritualità e di zelo sacerdotale è entrato nella storia dei cieli il pomeriggio dell’11 febbraio 2002, lasciando nel rimpianto i familiari, gli amici, i confratelli, tutta la comunità di Santo Padre delle Perriere. Un pellegrinaggio ininterrotto di quattro giorni ha dimostrato come
la Stima, la benevolenza, la venerazione lo ha avvolto e il silenzio apprezzava la bontà e l’opera di Padre Nazareno.
Ragazzo è stato allievo della scuola apostolica passionista di Borgetto (PA) e ha vissuto la prima giovinezza tra i padri passionisti, di cui apprezzava la serietà di vita e la spiritualità, che egli ha sempre fedelmente coltivato e testimoniato anche nell’indossare sempre l’abito di uomo di chiesa.

Padre Nazareno, Come un profeta di Dio, foggiato al sacrificio e allo zelo apostolico di S. Paolo della Croce, ha sempre portato avanti il suo apostolato nei disagi più grandi, condivisi da vari confratelli passionisti. Il suo ministero scandito da periodi di dubbi, è stato alimentato dalla vita sacramentale e dalla devozione alla Madonna e a S. Francesco di Paola, cui sono intitolati la Parrocchia e il Santuario.
Padre Nazareno con costanza e pazienza, con il suo stile personale, col silenzio e la preghiera, con solerzia e ispirazione divina, è stato in ascolto di tutti e ha accolto sempre tutti offrendo a tutti soccorso spirituale e materiale. Tutta la sua opera è scaturita dal suo, zelo, lui il prete della preghiera, della povertà e della carità, del sacrificio e dell’Eucaristia. La sua spiritualità era stata attinta da S. Paolo della Croce e modellata sull’esempio di S. Gabriele dell’Addolorata e di S. Gemma.  I suoi funerali sono stati una lode e un ringraziamento a Dio, una testimonianza di gratitudine e d’affetto in un intenso clima di partecipazione, anzi di “festa per il nostro Padre Nazareno”, dicevano i parrocchiani una “alleluia” gioioso di Pasqua, anche se si sono svolti il giovedì di quaresima dopo le ceneri! Il vescovo, mon. Emanuele Catarinicchia, ha presieduto la celebrazione di esequie con più di cinquanta sacerdoti e una gran moltitudine di fedeli. L’attrazione e la forza misteriosa esercitata da Padre Nazareno è stata la sua sofferenza, durante la quale si è dimostrato “l’agnello mite e mansueto” sempre sorridente e sereno, costante sulla breccia, attivo e attento, mettendo le sorti della sua salute nelle mani di Gesù crocifisso e della Madonna.
Quando gli fu diagnosticato il male, i medici gli diedero alcuni mesi di vita, Padre Nazareno più per assecondare i familiari che per sua volontà, partì per Parigi e come un flagellato e pieno di chemio ritornava alla sua cara parrocchia, chiedendo scusa della sua assenza forzata e delle sue condizioni, senza voce, senza capelli... per anni, anni di cure e controlli; intanto i medici procrastinavano e Padre Nazareno svolgeva il suo ministero crocifisso e testimone della passione, e ciò per più di diciotto anni dalla comparsa dei primi sintomi del male. Immerso nel lavoro parrocchiale in modo da essere esempio e modello, si impegnò nella costruzione del Santuario incurante del caldo e del freddo dei soffi irruenti del vento (l’agro marsalese e una stazione aerodinamica), tanto da essere definito “un prodigio vivente”, lui che aveva ormai un quarto di polmone e varie complicanze.
Un attacco acuto di febbre influenzale, dovuta alla stagione e una broncopolmonite in un soggetto fragilissimo ne provocarono la morte. La Madonna di Lourdes l’11 febbraio 2002 alle ore 16:00 l’ha chiamato a sé, trapiantando questo “fiore sacerdotale”, come ha detto un confratello diocesano, nel giardino di Dio all’età di 67 anni.

padre Pio, passionista



Il prete del sorriso...


 Ho conosciuto Padre Nazareno il 20 settembre 1983, quando a prenderci a Palermo. Eravamo tre suore e, subito, l'indomani stesso abbiamo cominciato il nostro lavoro pastorale.
Ogni azione e ogni parola di Padre Nazareno era per il bene dei suoi parrocchiani. Dopo due giorni dal nostro arrivo, ci fece girare tutta
la Parrocchia. “Rallegratevi, abbiamo qui le nostre suore” diceva. Io ancora ho dei biglietti scritti con questa frase “Voi siete per me tre gioielli”.
Il suo rapporto con noi era squisito, amava molto la nostra compagnia, amava la vita di comunità, portava nel cuore ancora i segni della stia vita di Passionista.
Per Padre Nazareno la prima cosa era la preghiera. La mattina, quando scendeva in chiesa, e noi già eravamo lì a pregare, lui immediatamente prendeva il suo breviario e si univa a noi nella preghiera.
Non voleva assolutamente che la preghiera venisse interrotta da suonate di campanello o di telefono.
A me ha insegnato una cosa molto importante, cioè che la carità è al di sopra di tutto. Aveva conservato l’innocenza di un bambino, vedeva il bello in tutto. Amava molto la preghiera e si andava a confessare ogni settimana. La preghiera era il suo punto fermo anche quando stava male, il rosario per lui era indispensabile, non si poteva addormentare se prima non lo recitava. Per me è un’anima bella, un’anima santa, soffriva molto e non si lamentava mai. Quando proprio non ce la faceva più diceva: “Signore qui sono”, come per dire “Signore eccomi”. Padre Nazareno ha fatto tanto per i tunisini, perché avessero da mangiare, un alloggio, un lavoro e per questo non era ben visto da molti.
C’è stato un momento in cui gli abitanti di Santo Padre ci donavano tante cose, ma quando hanno visto che noi le condividevamo con i tunisini, un signore della zona è venuto a dirci che se noi avessimo continuato a dare la roba ai tunisini, non ci avrebbe dato più niente. Quando l’abbiamo riferito a Padre Nazareno, lui ci ha incoraggiate a continuare. Per se stesso non aveva mai soldi, tante volte nemmeno per le medicine, ma per i tunisini si.
Lo ricordo come un prete gioioso, capace di affrontare tutto, sempre ottimista. Era il prete del “sorriso”. Per tutti era come un padre, e penso che veglierà ancora su Santo Padre.

Sr. Chiara


Il nostro fratello maggiore...


Ho conosciuto Padre Nazareno il 20 settembre 1983, giorno in cui siamo arrivate a Santo Padre delle Perriere. Padre Nazareno era già ammalato e da solo non poteva più assolvere al suo ministero apostolico, così ha chiesto alle Superiore Provinciali di avere aiuto da parte di una comunità religiosa.
La nostra Superiora Provinciale ha accolto l'invito ed ha inviato noi: sr. Chiara, sr. Maria Vita ed io.
A noi Padre Nazareno chiedeva un aiuto spirituale nei confronti della comunità parrocchiale. Dovevamo essere le sue braccia, dove non poteva arrivare lui potevamo arrivare noi. In quel periodo andava e veniva da Parigi, da Palermo e continuamente era sottoposto a terapie. Padre Nazareno con noi suore aveva un rapporto molto dolce, molto semplice, era un rapporto da amico, da parroco, era il nostro fratello maggiore.
Ricordo alcuni episodi durante la sua malattia: due o tre volte era arrivato in fin di vita con un’emorragia gastrica eppure non si è mai lamentato, diceva sempre che stava bene. A volte gli dicevo: “Padre Nazareno, guarda che hai un viso pallido!”. . . “Ma non è niente. Su, su andiamo al Santuario che alle 10.00 c’è la Messa. Padre Nazareno, si sente bene?”. . . “Sì, sì andiamo.” Dopo la celebrazione spesso si sedeva in sacrestia e mi sussurrava: “Non ce la faccio più! Il Signore mi aiuterà”. Camminava, lavorava come se stesse proprio bene. Nonostante fosse senza forze, continuava a lavorare, perche aveva nel cuore la missione, nel sangue la pastorale, l’amore per i fratelli, il Santuario, la Parrocchia e i parrocchiani. La sua malattia passava in seconda linea. Nei miei 18 anni di permanenza in Parrocchia, molti sono gli episodi e i ricordi che ho impresso nella memoria e nel cuore. I tunisini erano gli amici più preziosi che aveva, per loro aveva un debole. Non li mandava mai a mani vuote, mai senza una risposta, un aiuto. Quando non poteva lui personalmente, mi diceva: “Ti do questo, vedi cosa vuole!” E noi andavamo perfino a fare per loro i biglietti di ritorno a Tunisi; andava Personalmente a comprargli le medicine, li accompagnava a fare le visite specialistiche.
Padre Nazareno era proprio la carità personificata, la carità in prima linea in qualsiasi momento, in qualsiasi ora.
Questo suo modo di fare, i parrocchiani non lo condividevano pienamente, allora con pazienza li ha aiutati a comprendere che la carità è la cosa più grande che possa esistere.
Nelle sue omelie sottolineava la carità, l’accoglienza e l’amore. Nessuno poteva farlo tacere di fronte alla carità, specie per i fratelli stranieri.
Se oggi il Santuario è proprio così frequentato da migliaia e migliaia di persone, è merito suo. Ha dato la vita per il Santuario, lui stesso apriva e chiudeva i cancelli anche quando stava male, seguiva gli operai, seguiva la Pastorale: un uomo che a vederlo sembrava che avesse una salute di ferro e invece non ne aveva proprio, perché era sempre con la tosse, sempre con la febbre, lottava notte e giorno con la salute.
Aveva con tutti un rapporto di pace e di armonia, sempre! Se capitava qualche dimenticanza, la sottolineava con carità. Non parlava mai di nessuno in modo negativo, capiva sempre. Incoraggiava sempre i giovani, li ha sempre amati, erano talmente nel suo cuore che in tutto ciò che gli chiedevano, venivano esauditi. Aveva un’intensa vita spirituale, ogni mattina pregava con la liturgia delle ore e la sera con la compieta. Ho proprio dei ricordi speciali. Durante la quaresima, ogni venerdì alle 15.00 faceva la via Crucis. Pregava con la vita e con le parole. Fu per noi un grande esempio di vita.
Lo ricordo sempre con grande affetto, come uomo e sacerdote di carità, umile e forte nello stesso tempo.

Sr. Lorenza


La presenza dei religiosi e delle religiose in parrocchia era sempre favorita.


LA VOCE DELLA COMUNITA’ PARROCCHIALE

“Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15 )

 

Il deserto della storia apre prospettive per una nuova evangelizzazione. Fin dall’inizio, del suo apostolato a Santo Padre delle Perriere Padre Nazareno ha indirizzato la comunità parrocchiale ad incontrare il Vivente nella liturgia e in modo speciale nell’Eucaristia. Intuisce che la catechesi apre il cuore, dà nuove luci e dirada le ombre. In ogni sua azione tiene sempre presente che il fine dell’annuncio del Vangelo e quello di condurre gli altri a Cristo. Non solo i religiosi, non solo le consacrate, ma anche, e soprattutto, i laici, insieme, in cammino per una nuova e concreta evangelizzazione.

Nasce, così, agli inizi degli anni ’80, animato dalle suore, il primo gruppo catechistico parrocchiale.
La sua intensa attività apostolica mira a far sì che la Chiesa diventi sempre più “casa e scuola di comunione”. Padre Nazareno dedica grande attenzione al mondo dei giovani, in particolare alla loro formazione religiosa. Annunciare Gesù ai bambini e ai ragazzi, attraverso il catechismo, è un impegno e una missione divina di cui Padre Nazareno si fa strumento e promotore. Non si stanca mai di promuovere corsi di formazione spirituale e di aggiornamento per catechisti, assicurando in ogni incontro, momenti di preghiera e di verifica.

Il gruppo dei catechisti



L’importanza della CARITA’...


Padre Nazareno Gulino nel mese di luglio del 1988, con l’aiuto di due ragazze Clementina ( oggi Suora di San Giuseppe) e Costanza della Diocesi di Acerra, formò il gruppo Caritas Parrocchiale di S. Padre delle Perriere.
La nostra comunità ha sempre avvertito la necessità di avere un gruppo capace di abbracciare la causa dei bisogni spirituali e materiali dei nostri fratelli. Padre Nazareno fin dalla prima riunione, ha spiegato l’importanza della carità verso il prossimo: “La comunità è come una famiglia e in essa spesso ci si prende cura gli uni degli altri, ma in special modo ci si fa carico dei fratelli in difficoltà”.
In ogni incontro lui ci esortava ad ascoltare la Parola di Dio e ci diceva: “Egli si servirà di noi per fare grandi cose a condizione che ci fidiamo del Suo Amore più che della nostra debolezza, delle nostre aspettative; accettate tutto quello che Dio vi dà e donatelo; dobbiamo capire che, nel cammino dell’Amore, la sofferenza è importante, è il BACIO di GESU’, senza la sofferenza, la nostra opera sarebbe solo un’opera sociale, molto buona e vantaggiosa, ma non l’Opera di Cristo.
Dunque sorelle, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere il povero, che forse fa parte della nostra famiglia, dobbiamo trovano, amarlo e soprattutto trasformare il nostro amore per lui in farti concreti, perché amando lui ameremo Dio”. Tante cose gli stavano a cuore, ma il problema degli immigrati era quello che lo toccava di più. Nella nostra comunità parrocchiale, infatti, abbiamo tanti immigrati lontani dalla famiglia, per questo lui pensò che dare un pasto caldo, anche solo una volta la settimana, potesse far sentire loro il calore della famiglia tanto lontana. L’amore, l’accoglienza e la musica per Padre Nazareno erano le tre cose che potevano dare sollievo a questi immigrati.
Purtroppo, come quasi tutte le cose belle, questa iniziativa non è stata apprezzata e sostenuta dalla gente del luogo, mossa da sentimenti di razzismo e superiorità, e così, tristemente e con tanto dolore, Padre Nazareno ha dovuto abbandonare questa iniziativa. Lui, col suo carattere forte e pronto a tutto, si è rimboccato le maniche, riuscendo ad ottenere un locale, assieme all’associazione ‘Amici del Terzo Mondo”, presso la scuola elementare di c.da S. Anna, dando a questi immigrati l’assistenza di un dottore, di medicine, cibo e vestiario. Spesso comprava le bombole a gas per permettere loro di riscaldarsi e preparare un pasto caldo, incoraggiandoli a pregare il Dio di tutti noi, per alleviare la tristezza causata dalla solitudine. Grazie agli anni trascorsi con Padre Nazareno, noi tutti siamo cresciuti spiritualmente e umanamente; lui se n’è andato, ma il suo ricordo rimarrà sempre dentro il nostro cuore. Questo è il Dono più grande che Dio ci potesse fare.
“Padre Nazareno, custodisci e illumina i nostri passi”.

Il Gruppo Caritas


Padre Nazareno: uno spirito giovane.


È stato un Sacerdote fortemente legato ai valori fondamentali della Chiesa così come l’ha Cristo istituita. La sua camminata sempre veloce. . . i suoi pensieri rivolti sempre ed esclusivamente al prossimo. . . il suo sorriso e il suo amore. . . esprimevano il suo stile di vita, di una vita che aveva senso solo se vissuta in quel modo.
Una volta gli fu chiesto: “Ma perché corre così? Perché si affanna così? Lei è malato!”. La risposta fu: “Le mie ossa avranno tutta l’eternità per riposare. . . la mia comunità adesso ha bisogno di me”. Favorevole alle novità, c’incoraggiava ad andare avanti, a partecipare ai convegni e alle riunioni diocesani per camminare nella stessa via e di pari passo con le altre parrocchie.
Spesso telefonava per ricordare le riunioni in Parrocchia perché ci teneva alla presenza di tutti. Come il buon guardiano del gregge (Gv. 10, 3-5;), chiamando le sue pecore per nome, le conduceva fuori a pascolare e veniva seguito perché esse conoscevano la sua voce, così faceva Padre Nazareno con noi. Come dire di no alla sua richiesta? Lui era il pastore e noi i collaboratori più immediati. Non ci diceva mai di no, anzi “Fate!”. Il suo viso s’illuminava di gioia quando ci vedeva uniti e concordi nell’organizzare le grandi liturgie natalizie e pasquali, oppure quelle presiedute dal Vescovo. Tutto doveva funzionare per bene. Sempre pronto a soddisfare le nostre eventuali richieste sul materiale che ci serviva: sussidi sulla pastorale, spartiti e strumenti musicali.
Nella nostra memoria è rimasta indelebile una figura decisa, forte, coraggiosa e piena di vitalità: un Padre Nazareno sempreverde, giovane nello spirito che, a causa del suo fragile corpo, si esprimeva attraverso i giovani, con i giovani e per i giovani. Nessuno di noi facilmente dimenticherà quel termine che spesso ripeteva quando ci approvava e ci ringraziava: “Prosita”, grazie.


Il Gruppo Liturgico e il Coro Parrocchiale

 




 

“E’ Dio che ha voluto che tu lo servissi”



Come non ricordare il grande e costante impegno del nostro caro padre Nazareno nella pastorale della sofferenza umana! Un mistero, quello della sofferenza che lui stesso viveva in prima persona. Lui, un’anima gioviale, affabile, sempre in fermento, dentro a un corpo fragile e martoriato dalla malattia. Eppure volava al capezzale dei suoi ammalati, ogni qualvolta ve ne fosse bisogno, per portar loro un sorriso, una parola di conforto e soprattutto Gesù Eucaristia, fonte di vita per chi, costretto a letto, si senti inutile e scoraggiato.
A proposito di ciò, ho un bellissimo ricordo di lui. Erano ancora i primi anni della sua permanenza nella nostra parrocchia, ma lui già conosceva bene tutti quanti. Aveva capito che erano gli ultimi giorni di vita terrena per la mia cara mamma e lui veniva tutte le mattine a trovarla.
Prima la comunicava e poi rimaneva a  parlare con lei, senza fretta come se nessun altro impegno l’aspettasse, per farle coraggio sempre con quel suo sorriso amorevole e paterno. So per certo che riusciva sempre a donarle pace e serenità. Nel 1983 sono arrivate le suore e Padre Nazareno nelle sue visite agli ammalati, si faceva sempre accompagnare da suor Lorenza. Col passare degli anni, gli ammalati e gli anziani diventavano sempre più numerosi, decise cosi di istituire un gruppetto di ministri straordinari per la distribuzione dell’Eucaristia. Due le prime persone da lui convocate per questo compito e altre due dopo qualche anno. Ho Sentito la testimonianza di tutte su come padre Nazareno le avesse invitate a questo ministero. Queste le sue testuali parole: “Senti, nella nostra chiesa dobbiamo formare un gruppetto di ministri straordinari per portare la comunione agli anziani e agli ammalati, nonché per aiutare il celebrante durante
la Messa quando c’è bisogno. Ho pensato a te per svolgere questa missione”. Allora nella mente di ognuna si accavallavano domande, sensazioni, emozioni a più non posso. E alla domanda: “Perché io, o come mai io?”. Lui candidamente rispondeva: “Non sono io che ti ho chiamata, è Dio che ha voluto che tu lo servissi.”. A questo punto era impossibile dire di no! Oggi, a distanza di qualche anno, siamo dieci i Ministri Straordinari dell’Eucaristia ad operare nella nostra comunità parrocchiale. Attraverso le visite frequenti agli ammalati, venendo a contatto diretto con la sofferenza, scopriamo il volto di Cristo in ognuno di loro e impariamo, giorno dopo giorno, nell’umiltà più assoluta, che spendere un po’ della nostra vita al servizio dei fratelli ci fa crescere nella fede e nell’amore verso gli altri.
Grazie padre Nazareno.


I Ministri straordinari dell’Eucaristia


p. Nazareno concelebra con il Vescovo E. Catarinicchia.




Padre Nazareno: il ricordo di una persona sorridente.


Buono retto, semplice, sacerdote ed uomo di altri tempi. Un buon amico, sostenuto da una grande fede. Questo era in poche parole Padre Nazareno Gulino. Pochi giorni prima di quell’undici febbraio del 2002 aveva voluto e organizzato la solita e immancabile riunione con i giovani della Parrocchia, per rilanciare le attività dell’Anspi. Difficilmente dimenticheremo quella serata. E stato, infatti, l’ultimo incontro con il nostro amato parroco. In quell’assemblea, Padre Nazareno, riuscì a dare il meglio di sé e a fare emergere il meglio di noi partecipanti. In quella occasione ha ottenuto quello che lui voleva: l’unione, la ri-partenza, la partecipazione e la volontà di essere operosi e attivi all’interno del1a nostra comunità. Passarono solo pochi giorni, era un lunedì pomeriggio gelido e ombroso, una giornata di carnevale anomala e priva di luce. Si faticava ad organizzarsi per festeggiare il secondo giorno della festa mascherata, c’era nell’aria come la sensazione che stava per sopraggiungere qualche brutta notizia. Così, infatti, è stato! “E’ morto il nostro Nazareno”: si faticava a credere alle telefonate, agli sms e alle persone che portavano questo triste e infelice comunicato. La notizia si è diffusa velocemente, il dolore ha agguantato tantissime persone. Sono seguiti due giorni di un lungo e interminabile pellegrinaggio alla salma di Padre Gulino. Era Scomparso un fratello, un padre, un portatore di pace e un punto di riferimento per tanti immigrati che lavorano in questo territorio. Una persona umile ed efficace, un prete vero ed esemplare. Padre Nazareno seppe promuovere in questo lungo periodo un’attività pastorale di grande rilievo e con grande impegno sempre sorretto da una forte personalità. A noi dell’Anspi, che l’abbiamo conosciuto e che abbiamo avuto l’opportunità di condividere con lui tanti momenti, ha lasciato in eredita una forte testimonianza: la convinzione che la fede, senza le opere, è morta. Sappiamo anche che tutto continuerà ad avere senso se sapremo viverne l’eredità con la sua stessa passione. L’Anspi andrà avanti, è stata una delle sue ultime volontà, e ad ogni riunione o iniziativa che si realizzerà, lui prenderà parte, sarà in mezzo a noi per darci lo stimolo, così come ha sempre fatto. Ora riposa, ma è sicuramente felice per tutto ciò che ha lasciato ai fedeli. Padre Nazareno Ci manca. Ci manca la sua bontà, la sua semplicità e la sua voglia di ascoltare tutti. A distanza di quattro anni, quando pensiamo a lui, serbiamo il ricordo di una persona sorridente che seppe toccare il cuore di moltissimi e affrontare con coraggio e determinazione ogni situazione difficile. La sua casa canonica era sempre aperta a tutti, per confortare, consigliare, esortare, assistere. Indimenticabile.
Ringrazieremo infinitamente il Signore per aver suscitato nella nostra Parrocchia questa grande personalità di Apostolo dei tempi moderni. Ciao Nazareno, sei stato un esempio per tutti noi, non ti dimenticheremo mai, sarai sempre nei nostri cuori e nella nostra memoria.

I membri dell’A.N.S.P.I.


Su di lui potevamo sempre contare...


“Santa Rosa!... Santa Vita!...” Era questo il saluto di Padre Nazareno quando, entrando nel salone parrocchiale, ci trovava alle prese con le nostre attività.
Accadeva così ogni volta ed era il suo modo di incoraggiarci a lavorare con maggiore impegno a servizio dell’associazione parrocchiale degli scouts. Il suo volto s’illuminava di un bel sorriso che puntualmente ricambiavamo e, cosi, scherzosamente, rispondevamo: “Santo Nazareno!...”.
Questi piccoli ed intensi momenti contribuivano alla crescita della serenità necessaria a svolgere il proprio compito, favorendo la comunione tra tutti i membri della comunità parrocchiale.
Motivo di gioia per lui era, infatti, vedere la Parrocchia in piena attività, in pieno fermento, più si era e più si lavorava, più si lavorava e più di produceva, e tutto per la gloria di Dio. La nostra associazione Scout d’Europa è stata voluta nella nostra parrocchia da Padre Nazareno. 
Circa vent’anni or sono, gli iniziali contatti delle Suore di S. Giuseppe con il nostro Capo Gruppo, ing. Asaro, furono accolti da lui con grande entusiasmo, permettendo il costituirsi del gruppo Scouts d’Europa Mazara 2.
Nel corso di questi anni abbiamo vissuto ed operato in un clima di grande tranquillità e di serena convivenza con gli altri gruppi della Parrocchia, partecipando con entusiasmo a tutte le attività Parrocchiali che ci erano proposte. In particolare, ci tornano in mente i tanti momenti di fratellanza con gli extracomunitari, per i quali Padre Nazareno aveva sempre una parola, un gesto, un sorriso.
In quelle occasioni, noi del gruppo scout eravamo chiamati ad animare gli incontri con i nostri canti, le nostre danze e i vari giochi, che piacevano molto e divertivano gli extracomunitari, i quali, superato un iniziale momento d’imbarazzo, cominciavano ad unirsi a noi, cantando e danzando secondo la loro lingua e i loro costumi. Così, improvvisamente, ci sentivamo davvero vicini ed uniti da un senso d’appartenenza comune. Lo spettacolo più bello era vedere il volto di Padre Nazareno. . . era radioso, si rivestiva di semplicità e, unendosi a noi, si esprimeva agitando le braccia e distribuendo pacche sulle spalle un po’ a tutti. La riuscita di questi incontri era per lui motivo di estrema felicita perché ci vedeva crescere nel dialogo con gli extracomunitari e nella comunione tra noi. Ma i momenti di difficoltà non mancano mai! Durante tutti quegli anni di vita associativa ci furono periodi di scarsa partecipazione da parte dei ragazzi e, alle nostre richieste di aiuto, Padre Nazareno si adoperava come poteva.
Non mancava quasi mai alle cerimonie delle “promesse”, rivolgendoci sempre una parola e dandoci la sua benedizione. Alla partecipazione univa gioia e si congratulava con i ragazzi che avevano scelto lo scoutismo, apprezzava le diverse attività creative che i ragazzi preparavano. Egli pur essendo sempre disponibile, con sofferenza, durante gli anni della malattia, fu costretto a limitare la sua presenza, il suo servizio nella vita associativa. Nonostante tutto, cresceva la nostra stima verso di lui che consideravamo sempre un padre su cui poter contare. Ancora oggi ne avvertiamo la presenza e soprattutto nei momenti di difficoltà affiorano in noi i ricordi dei momenti vissuti insieme, riecheggiano i suoi consigli e i suoi insegnamenti, incide il suo esempio. 
Grazie Padre Nazareno.

Il Gruppo Scouts d’Europa


Al servizio del Santuario...


Nel 1992 Padre Nazareno Gulino comunicava alla Comunità Parrocchiale la volontà di formare una confraternita devota a S. Francesco di Paola.
Una sera del mese di marzo di quell’anno, nel salone adiacente la chiesa di S. Padre delle Perriere, Padre Nazareno convocava i primi parrocchiani che con devozione e spirito cristiano aderivano alla confraternita “Amici di S. Francesco”.
In quel primo incontro Padre Nazareno, dopo una breve preghiera “comunitaria”, esprimeva quali dovevano essere le caratteristiche essenziali della Confraternita:

1) Devozione al santo protettore S. Francesco di Paola, fondata sulla conoscenza della sua vita, quella spirituale. Infatti, gli incontri mensili servivano ad acquisire tale conoscenza. Negli stessi incontri si leggevano e si commentavano brani del Vangelo. 


2) I confratelli si dedicavano ai fabbisogni della vita parrocchiale e soprattutto a quelli del Santuario, come ad esempio: l’organizzazione della processione, i turni d’assistenza soprattutto nei mesi di marzo e maggio, periodi di maggiore affluenza di pellegrini al Santuario.

 Ma lo scopo principale di Padre Nazareno restava quello di fare avvicinare quanti più parrocchiani alla vita spirituale della Parrocchia. Tuttora, tale confraternita rimane operante nel perseguimento degli scopi sopra descritti, e ne fa parte un cospicuo numero di devoti del Santo.

 

Se ancora oggi questa confraternita continua ad operare, nessuno dimentica che lo si deve a lui, che con la sua tenacia ha fatto crescere “spiritualmente” il gruppo, dando esempio di fraternità e solidarietà cristiana.
Ed è per questo che ogni membro oggi si sente di dire: “Grazie Padre Nazareno”.


Gli Amici di San Francesco di Paola



LA VOCE DELLE
VOCAZIONI 


Una vita da imitare...


La prima immagine che mi affiora nella mente è questa: alla fine di ogni messa, mi dava la sua casula e porgendomela mi diceva: “Forza, posala tu! Ormai sei “lu vastuneddru ra me vicchiaia!!!”.

A quella battuta subito scoppiavamo a ridere insieme a suor Lorenza e ad Agatina. Ho dei bei ricordi di padre Nazareno: lui ha donato la sua vita alla comunità di Santo Padre, trascurando la sua salute. . . l’importante per lui era preoccuparsi per l’altro!
Ho una grande stima per la sua grinta, per il suo altruismo, ma anche per la sua temerarietà nell’affrontare certe difficoltà. Padre Nazareno è un uomo santo. . . un uomo che ha vissuto con coerenza e fedeltà la sua chiamata. . . il suo “SI” al Signore.
Dalla sua esemplarità di vita ho imparato che bisogna essere umili, come lo fu S. Francesco di Paola, perchè solo in un animo umile Dio può trovare dimora. Ho imparate che non bisogna abbattersi davanti alle malattie, ma bisogna affrontarle con coraggio, con serenità, cercando di accogliere la sofferenza col sorriso e con la consapevolezza che Dio è accanto a chi soffre e gli dice: “Forza, non scoraggiarti, vai avanti ! ! ! Io sono qui. . . Vicino a te. . . non preoccuparti, non sei solo”.
Sono fiero di averlo avuto come parroco, perché attraverso la sua vita è riuscito a seminare e adesso si stanno vedendo i frutti, che con la volontà di Dio spero un giorno diventeranno maturi. . . Lui non faceva altro che pregare per le vocazioni e finalmente le sue preghiere sono state ascoltate.
Ti ringrazio, padre Nazareno, con tutto il cuore perché sei stato di esempi nella mia vita e nel mio dire “SI” al Signore!
Grazie per l’affetto che hai donato a tutti noi.
Grazie per il sorriso che hai regalato a coloro che si sentivano abbandonati colmando li di speranza.
Grazie per l’altruismo che hai testimoniato verso la gente bisognosa.
Grazie per la tua carità trasmessa a noi.
Grazie per la tua semplicità di vita.
Grazie per la tua grande fede che ci hai lasciato come esempio.
Grazie per tutto quello che ci hai donato durante il tuo servizio pastorale.
Grazie di tutto. . . Sarai sempre nel mio cuore, non ti dimenticherò mai!
Con Affetto.


Nicola Altaserse

“So tutto e ti benedico!”


Sono nata quando padre Nazareno era già parroco a Santo Padre delle Perriere. Sebbene da ragazzina frequentassi la parrocchia, per il catechismo e la messa domenicale, i miei ricordi di lui sono molto più recenti, risalgono agli anni della giovinezza, quelli in cui ero catechista e animatrice.
Una ragazza fra le altre, alla quale di tanto in tanto giungeva alle orecchie il ritornello che padre Nazareno, da intimo collaboratore del Signore, pronunciava sorridendo: «Voi siete i fiorellini di Dio. . . Possibile che non sentite che il Signore vi chiama? Sordi, siete sordi!».
Avevo dato la mia disponibilità per le varie attività dell’oratorio non potevo tirarmi indietro, anche perchè facevo parte di quel piccolo gruppo iniziale di soci fondatori. Quasi quotidianamente andavo in parrocchia a condividere il mio tempo con i bambini e i ragazzi che frequentavano l’oratorio; erano quelli i momenti che mi facevano stare davvero bene.
I primi tempi l’oratorio richiedeva molto lavoro: adeguare i locali, comprare materiale, ecc... c
’era bisogno del parroco e si creavano le occasioni che mi permettevano contatti vis-à-vis con padre Nazareno. Ricordo benissimo quando sono andata a dirgli che ero disponibile per partecipare al corso per animatori. Era molto contento. Aveva sperato di creare un oratorio nella nostra parrocchia, e dopo anni di lavoro insieme alle suore, finalmente trovava persone che desideravano e potevano stare in prima linea. Anche quella volta dimostrò di credere a quanto con fatica e passione cercavamo di portare avanti. Mise una mano in tasca e tirò fuori un po’ di soldi per farmi partecipare al corso per animatori.
Un’altra volta, di cui ricordo la contentezza espressa dal suo volto infuocato dalla gioia e dalla sorpresa, fu quando gli ho detto che sarei partita per Roma, per fare un’esperienza di vita comunitaria tra le nostre suore. Da due anni stavo facendo un cammino di ricerca vocazionale, perché sentivo che il Signore mi chiamava a seguirlo da vicino. Ero emozionata, non osavo immaginare la sua reazione. . . Da sempre Egli aveva desiderato che qualcuno di quei «fiorellini» potesse finalmente aver sentito la voce del Maestro! Suonai il campanello e salii in casa. Non ero mai salita a casa sua, se non una volta per caso. Mi fece accomodare nel suo studio. Era già tutto rosso e quasi agitato. Mi chiedo che cosa avrà pensato che avessi da dirgli di così importante e così inaspettatamente. Ci sedemmo vicini, l’una di fronte all’altro. Parlavo e lui cercava di contenere la sua gioia. Poi mi raccontò la storia di un amico che voleva consacrarsi al Signore, ma era ostacolato terribilmente dai genitori, che decise di aspettare e alla morte dei genitori realizzò il suo desiderio.
Ricordo di non aver colto direttamente cosa voleva dirmi, ma dietro c’era certamente il desiderio di comunicare la grazia della tenacia che ricevono coloro che si fidano del centuplo promesso da Cristo! Da quel giorno padre Nazareno era ancora più attento nei miei riguardi e da dietro le quinte vegliava gioiosamente sui miei passi.
Nell’anno 2002 mi trovavo nella comunità delle suore di San Giuseppe di via Bolognetti a Roma come postulante. Quando per le vacanze festive tornavo a casa era una gioia rivedere, fra i tanti miei cari, lui, padre Nazareno, al quale chiedevo sempre di accompagnarmi con la preghiera e che sapevo realmente mai mi faceva mancare. In quel tempo era per me come un padre, un padre spirituale che anche da lontano sosteneva i primi passi di una scelta importante.
Il 6 febbraio 2002 era il compleanno di suor Consolata, che al tempo stava nella comunità della parrocchia. Con le sorelle della comunità di cui facevo parte, abbiamo telefonato per farle gli auguri. C’erano invitati a cena fra cui anche padre Nazareno. Dopo aver raccontato alle suore dei miei esami e di quelli che mi aspettavano a breve, mi passarono padre Nazareno. Volevo raccomandarmi alle sue preghiere ma non feci in tempo, mi disse: «So tutto. Ti saluto e ti benedico!»
Cinque giorni dopo ci giungeva la notizia della sua morte. Quelle ultime parole che sentii pronunciare dalla sua bocca, risuonavano in me come dono del Signore che voleva assicurarmi la benedizione costante di padre Nazareno oltre il tempo.
«So tutto e ti benedico!», queste parole sono diventare uno slogan per molti di noi giovani legati a lui!


Sr.
Rosalba Scaturro


Sacerdote a tempo pieno


Parlare di Padre Nazareno, oggi, significa rileggere dove ho percepito la presenza della vita di Dio: nella stia esperienza di uomo, di religioso (passionista nel cuore), di sacerdote, ministro umile dei misteri di Dio.
Sono una giovane parrocchiana di padre Nazareno da quando il 3 agosto del 1980 mi ha battezzata.
L’unico sacerdote che ho conosciuto da bambina è stato lui quando si conosce solo una certa realtà la si dà per scontata o si pensa che esista solo quella. Solo quando ho cominciato a crescere, a fare esperienza della vita e dell’incontro con il Signore, ho capito che le scelte di padre Nazareno non erano ovvie, ma dettate da un grande amore di Dio che gli faceva amare tutti i suoi figli e le sue figlie.

Non passa anno in cui il giorno della domenica delle palme non pensi a lui, al suo ardore, alla sua passione nell’iniziare la settimana santa. Padre Nazareno credeva che la vita nasce proprio quando la si genera in mezzo alle spine, nella grande prova, nella sofferenza, è lì che l’essere cristiano fa la differenza. E la sua vita non è stata facile, ma segnata presto dalla malattia e da difficoltà di vario genere.
Ricordo che aveva un grande zelo per i doni che il Signore gli aveva concesso, in modo particolare i ministeri della celebrazione Eucaristica e della remissione dei peccati, ed erano tante le persone che venivano da lui, da tutte le parti, per ricevere il sacramento della riconciliazione. Lui aveva un grande amore anche per la predicazione, per la costruzione della Chiesa, per la pastorale, per la carità, per i giovani, era un sacerdote completo. Sacerdote a tempo pieno, fin nelle viscere, non aveva spazio per cose che non fossero di Dio. Era una persona misericordiosa. Nonostante, a volte, sapesse che la gente non era sincera o giusta, a lui non importava, piuttosto voleva fare gli interessi di Dio: amare, perdonare e affidare al Suo cuore la miseria dell’essere umano. E questo valeva anche per lui: padre Nazareno sapeva riconoscere il suo limite, il suo errore, e umilmente chiedeva scusa inventandosi un gesto, una parola, ciò che più lo aiutava a rendere semplice e vera quell’intenzione profonda. L’11 febbraio 2002, quando è stato chiamato da Gesù a far parte della comunione dei santi, mi trovavo a Roma per gli studi. Sapendo della sua morte mi sono precipitata a Marsala. Era difficile accettare di vedere quel corpo, ma era facile ricordare la sua vita con la “V maiuscola”: padre Nazareno era morto ma era vivo.
Da quell’esperienza ho compreso ancor meglio che la vita è una sola. Voglio scegliere quel più che sento nel cuore, il desiderio più sublime ma anche ciò che più mi spaventa, donare la mia vita.
Questa è la via della mia felicità. Dal giorno della sua morte padre Nazareno mi e ancora più vicino: e il mio caro amico, al quale confido paure, desideri, fragilità e il mio bisogno di protezione e di aiuto. Cinque mesi dopo ho deciso: “Sì Gesù, sì, sì, sì”. Così, ho chiesto alle Suore di San Giuseppe di Chambéry di poter fare esperienza della vita religiosa secondo il loro carisma, e il i 5 settembre 2002 sono stata accolta in comunità come postulante. Oggi sono al secondo anno di noviziato, e mi sto preparando a fare professione dei consigli evangelici verso la fine del 2006. Non ho avuto la gioia di parlare con padre Nazareno della mia vocazione, so che ne sarebbe stato felice, ma dal cielo, sono certa, sa proprio tutto della mia storia.

G. Rossella Passalacqua


Lettera anonima nella cassetta della posta


Uomo e sacerdote...

( Il saluto di una parrocchiana durante il funerale)

Caro Padre Nazareno amatissimo, quando, trent’anni fa sei stato mandato qua, a Santo Padre delle Perriere, hai obbedito senza indugio e, portando Cristo nel cuore, hai inaugurato un tempo di grazia per tutti noi parrocchiani.
Uomo e sacerdote, semplice, mite, doci1e innamorato di Gesù crocifisso, sempre pieno di sollecitudine per il tuo apostolato e per i nostri bisogni spirituali e materiali. 
Ci hai insegnato che la nostra quotidianità non è cosi banale come spesso si pensa. Così, anche se potevi volare sulle alte vette, e già lo facevi, sei rimasto con noi a respirare la polvere della nostra povera terra, insegnandoci a considerare la vita di tutti i giorni come il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza.
Caro Padre Nazareno, sacerdote coraggioso, quando sei arrivato in questa contrada, certamente hai avuto paura, paura di non farcela. Paura di non essere capito. Paura per la cattiveria degli nomini. Paura di rimanere solo. Paura della salute che declina. Paura della notte...
Ma chissà, quante volte, tra le mura screpolate e diroccate della nostra parrocchia, davanti al Santissimo hai ritrovato la forza per andare avanti, recitando i versetti del salmo: «pur se camminassi in una valle oscura, non temerei alcun male, perché Tu sei con me. . . per tutti i giorni della mia vita».

Dunque, umana paura, ma non rassegnazione. Non ti sei mai lasciato cadere le braccia, né le hai mai alzate in segno di resa. Anzi! Una volta sola ti sei arreso, quando hai pronunciato il tuo «SI» al Signore. Da allora, con incredibile determinazione, hai superato inaudite difficoltà.
Trent’anni di apostolato intessuti di sacrifici, di silenzi, di soffèrenze e gioia. Una prova difficile la tua, contrassegnata, come per Gesù sulla croce, anche dal silenzio di Dio. Una prova senza sconti sulla sofferenza. Padre Nazareno, uomo e sacerdote coraggioso, sei modello per tutti noi che non accettiamo passivamente le circostanze avverse della vita.
Tu non ti sei rassegnato a subire l’esistenza, ti sei ribellato di fronte alle ingiustizie; hai combattuto sempre e mai ti sei trincerato dietro alla tua salute malferma. Grazie Padre Nazareno, uomo e sacerdote coraggioso, grazie dal profondo del nostro cuore, perché ci hai dato il gusto delle cose nuove.
Resti per noi il simbolo della giovinezza perché, come tu sempre ci ripetevi senza stancarti mai, è proprio dei giovani ( nello spirito ) rompere schemi usurati e invocare rinascite. Andare sempre avanti nel nome del Signore. E tutte le volte che abbiamo abbassato la guardia, che abbiamo accusato un abbassamento di tensione, hai sempre acceso nei nostri cuori il coraggio dei passi in avanti.
Grazie, Nazareno, padre, amico, fratello nostro perché ci hai liberati dai facili appagamenti, dalle conversioni di comodo, dalle partecipazioni scontate. Grazie perché ci hai fatto comprendere che il chiuderci alla novità dello Spirito è un lasciarsi affogare nel malinconico mare di una vita senza senso.

Erminia Passalacqua


 

 

" Come eravamo..."




" ...e adesso, grazie a Dio, a P. Nazareno e ai Pellegrini"

 

Qualunque ora per l'amore di Dio
 
Santuario San Francesco di Paola ( Santo Padre delle Perriere) Diocesi di Mazara del Vallo (TP) C/da Santo Padre delle Perriere 91025 Marsala (TP)
 
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Chi e Dove Siamo
 
Santuario San Francesco di Paola
( Santo Padre delle Perriere)
Diocesi di Mazara del Vallo (TP)
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Quando e come visitare il Santuario
 
Il Santuario è aperto:
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Per visite di gruppo:
su richieste, pervenute e concordate
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invia la tua richiesta, sarà
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NB: Le e-mail vengono lette dal
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tempestivamente una stampa
cartacea al Rettore
don Gaspare Tortorici
con cui coordina la gestione
delle visite.

Richieste e ritiro di documentazione.

Per le richieste o i ritiri dei vari documenti che il Santuario o la Parrocchia rilascia potranno essere effettuati presso gli uffici parrocchiali
nei giorni e orari di seguito elencati:
- martedì ore 10.00 / 11.00
- mercoledì ore 17.00 / 18.00

In caso di necessità impellenti,
rivolgersi direttamente al Rettore del Santuario
don Gaspare Tortorici.
Rettore Santuario
 
Se desiderate mettervi in contatto
direttamente con il Rettore
del Santuario:

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Don Gaspare Tortorici
Tel. 0923 962282
Cell. 3292084309
Consiglio Affari Economici e Responsabili dei contatti con i Pellegrini
 
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cell. 3890906599;

Luca Giacalone
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